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Titolo News*
DOPECONOMY E RIPRESA DALLA PANDEMIA
Sottotitolo
IL SETTORE DEL FOOD & BEVERAGE GUIDA LA RIPRESA DALLA CRISI
Data di pubblicazione
22/11/2021
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Italiano
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DOPECONOMY E RIPRESA DALLA PANDEMIA
Descrizione

Dal 2007 al 2019 la conquista ai mercati esteri del food & beverage italiano non si è mai fermata. Secondo i dati Istat l'export è quasi raddoppiato. 

Dal 2007 al 2019 la conquista ai mercati esteri del food & beverage italiano non si è mai fermata. Secondo i dati Istat l'export è quasi raddoppiato. 

Prendendo in considerazione il settore dell’alimentare confezionato, nel 2020 i segmenti maggiormente penalizzati sono stati sicuramente quelli connessi al canale Ho.Re.Ca., come tè e caffè confezionato e bevande alcoliche. In contro trend troviamo invece riso, pasta, olio, ortaggi e frutta. 

IL SETTORE DEL FOOD & BEVERAGE GUIDA LA RIPRESA DALLA CRISI 

Quindi sebbene sia stato quello che ha retto maggiormente, anche il settore del Food&Beverage non è stato risparmiato dalla crisi. Tuttavia, si prevede che è il primo settore a guidare la ripresa del mercato italiano. 


Grafico.png


Fonte: Export Planning, dati del Fondo Monetario Internazionale 

Il grafico infatti, mostra come entro fine 2021 sia atteso un rimbalzo positivo per l’alimentare. 

Anzi, addirittura si prospettano numeri in crescita almeno fino al 2024, con tassi medi annui del +3/7%. 

IL RUOLO CENTRALE DELLA DOP ECONOMY 

C'è un dato da sottolineare: malgrado la concorrenza, le esportazioni agroalimentari italiane hanno mostrato nel periodo una crescita del valore medio unitario di circa 11 punti percentuali

Continua a crescere infatti il settore dei prodotti a Indicazione Geografica protetta e certificata. I dati economici della cosiddetta DopEconomy, relativi al 2019, delineano infatti un settore di primaria importanza e in crescita: 16,9 miliardi di euro di valore alla produzione (+4,2% in un anno, dopo il +6% del 2018), con un contributo del 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare italiano e un export da 9,5 miliardi di euro mantenendo una quota del 21% sul totale fatturato all’estero dall’agroalimentare

Un ottimo risultato per il nostro settore agroalimentare: significa che i consumatori esteri hanno riconosciuto la qualità dei nostri prodotti alimentari e hanno accettato dinamiche espansive di prezzo per acquistarli.


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